Un rifugiato siriano trova un porto sicuro ad Amburgo

Majed, rifugiato siriano in Germania, ha potuto realizzare il suo sogno e avviare la sua carriera nel porto di Amburgo, uno dei più grandi d’Europa.

Di Josie Le Blond ad Amburgo, Germania | 18 febbraio 2020

La prima volta che Majed Al Wawi ha superato in auto il terminal container di Amburgo è rimasto affascinato dalle grandi navi e dalle gru.

Così, quando un insegnante gli ha suggerito di fare domanda per un tirocinio al porto, Majed, rifugiato siriano, ha colto l’occasione al volo.

“Quel primo giorno è stato sorprendente”, ha detto il ventunenne. “Ero davvero motivato… Il mio sogno è sempre stato quello di lavorare con grandi macchine. Più grande è la macchina, più è divertente da usare”.

Nel 2015, a soli 17 anni Majed è fuggito da Aleppo, in Siria, a causa della guerra, lasciando i genitori e cinque fratelli minori. Dopo un viaggio di 28 giorni, è arrivato al confine tedesco.

Ora, come tirocinante della società di logistica Hamburger Hafen und Logistik AG (HHLA), Majed sta imparando a riparare gru da 2.000 tonnellate a Burchardkai, il più grande e antico terminal container della città portuale.

“Ero davvero motivato… Il mio sogno è sempre stato quello di lavorare con grandi macchine”.

Trovare lavoro è spesso vitale per i rifugiati come Majed, che iniziano una nuova vita nei paesi che li accolgono. In molti settori in Germania ci sono opportunità per i nuovi arrivati, che così colmano le lacune del mercato del lavoro tedesco.

Al suo arrivo ad Amburgo, Majed si è trasferito in un centro per minori non accompagnati. Nel giro di pochi mesi è tornato a scuola e ha iniziato a studiare il tedesco.

“Imparare la lingua è la chiave di una società”, ha detto Majed, in un tedesco fluente. “Se si riesce a padroneggiare la lingua, si può andare avanti nella vita”.

Majed ha svolto uno stage presso la HHLA e l’estate scorsa gli è stato offerto un posto nel prestigioso programma di formazione professionale per ingegneri del porto.

  • © UNHCR/Gordon Welters
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  • © UNHCR/Gordon Welters
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Il tirocinio è stato un’ottima occasione per Majed. Ha iniziato a lavorare nell’impresa edile di famiglia ad Aleppo a 13 anni, quando la guerra ha costretto la sua scuola a chiudere. Ma il lavoro era comunque nuovo per lui: in Siria non aveva mai visto il mare, tanto meno un porto.

Amburgo è il terzo porto d’Europa e HHLA gestisce tre dei suoi quattro terminal per container. Majed ha ora sei mesi di tirocinio presso l’operatore del terminal come ingegnere meccatronico, un campo che combina l’ingegneria elettrica, informatica e meccanica.

Sta imparando a riparare le gru che scaricano i container da gigantesche navi merci ormeggiate nel fiume Elbe. Si occupa anche della manutenzione delle gru automatiche su rotaia che sollevano i container dal deposito temporaneo per il trasferimento su treni e camion.

“Per noi non fa alcuna differenza quale sia il background dei nostri tirocinanti”.

HHLA sta formando un gruppo di persone in fuga dal loro paese d’origine, anche se non esiste un programma specifico per i rifugiati.

“Non fa alcuna differenza per noi quale sia il background dei nostri tirocinanti”, ha detto Jan Wehlen, responsabile della formazione e dello sviluppo di HHLA.

Majed dice di sentirsi a casa nel porto e di andare d’accordo con i suoi colleghi.

“Tutto il personale è così gentile e amichevole con me”, ha detto. “È molto divertente”. Anche i colleghi hanno lodato il lavoro di Majed.

Nei prossimi tre anni, i tirocinanti dovranno inoltre imparare a programmare i sistemi informatici che sovrintendono al terminale altamente automatizzato. Alla fine, alcuni candidati saranno assunti come dipendenti a tempo indeterminato.

Sarebbe un sogno che si avvera per Majed. Eppure, quando pensa al futuro, con la sua famiglia ancora in Siria, dice che è difficile non sentirsi combattuti.

“Se avrò una bella vita qui, resterò”, ha detto Majed. “E Amburgo è una città davvero bella. Ma credo che tutti hanno nostalgia del posto in cui sono cresciuti”.

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