Un sondaggio evidenzia i rischi a cui sono esposti i venezuelani vulnerabili in fuga

Pubblicato il 19 luglio 2019 alle 14:01

Un sondaggio sui cittadini venezuelani fuggiti dal proprio Paese ha rilevato che nel corso del viaggio la metà (50,2%) delle famiglie intervistate è stata o continua a essere esposta a rischi specifici legati a età, genere, condizioni di salute o altre esigenze, o perché hanno dovuto compiere scelte drastiche per sopravvivere, fra cui chiedere l’elemosina, mandare i figli a lavorare o prostituirsi.

Questi sono alcuni dei risultati del sondaggio pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. I risultati si basano su 7.846 interviste realizzate in diversi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi da gennaio a giugno 2019, in occasione delle quali è stato chiesto alle persone intervistate di riportare la propria esperienza e quella delle proprie famiglie.

Nonostante i governi della regione abbiano rilasciato numerosi permessi di soggiorno temporanei ai cittadini venezuelani, il 34% degli intervistati ha dichiarato di non possedere alcun tipo di documento, a causa del fatto di essere entrato irregolarmente in un determinato Paese o di possedere un permesso scaduto. Il resto era in possesso di visti turistici o temporanei, e solo il 4% aveva un documento di soggiorno permanente.

Il 15% degli intervistati aveva presentato domanda di asilo, mentre un altro 26% ha dichiarato di essere intenzionato a farlo. La maggior parte di coloro che non aveva intenzione di presentare domanda non era a conoscenza delle procedure e dei diritti esistenti, e alcuni erano erroneamente convinti che richiedere asilo avrebbe rappresentato un ostacolo al ritorno a casa, in futuro. A questo proposito è importante notare che nonostante il numero relativamente basso di domande presentate finora i sistemi di asilo della regione sono al limite delle loro capacità.

Circa il 66% degli intervistati ha dichiarato di essere disoccupato o di lavorare in nero, e il 43% di aver incontrato difficoltà per trovare alloggio, soprattutto a causa dell’assenza di fondi e di documenti, nonché per le discriminazioni legate alla propria nazionalità.

Le interviste – realizzate in Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Peru, e Uruguay – rientrano fra gli sforzi coordinati compiuti dall’UNHCR, le municipalità, le ONG partner e i ministri di governo per rilevare una panoramica completa dei rischi legati alla protezione e dei limiti all’accesso ai diritti a cui sono esposti i cittadini venezuelani nei Paesi di transito o di destinazione, nonché delle loro esigenze.

La raccolta di informazioni dettagliate sulle esigenze di protezione è fondamentale per assicurare analisi e risposte coerenti, tempestive e basate su dati concreti, e per individuare lacune nell’assistenza e nei servizi forniti.

Il sondaggio, condotto tramite uno strumento standardizzato di monitoraggio delle esigenze di protezione, ha già determinato l’adozione di misure concrete che permettono agli intervistati di segnalare le persone considerate a rischio affinché ricevano aiuto e supporto a lungo termine. Fra gennaio e giugno, con questa modalità oltre 1.500 persone sono state inviate ai servizi di consulenza o di altro tipo.

Il monitoraggio delle esigenze di protezione è continuo, così da poter sviluppare un quadro e un’analisi più dettagliati della situazione dei circa 3,3 milioni di venezuelani attualmente presenti in altri Paesi dell’America Latina e dei Caraibi.

Considerati i rischi derivanti dall’assenza di documenti, l’UNHCR accoglie con favore la strategia concordata dai governi della regione a Buenos Aires il 5 luglio scorso per facilitare l’integrazione di rifugiati e migranti venezuelani, grazie anche al rafforzamento dei processi di registrazione e di ottenimento dei documenti. La strategia rientra nel Processo di Quito, un’iniziativa condotta dai governi al fine di armonizzare le politiche e le prassi statali, coordinare la risposta umanitaria e migliorare l’accesso ai servizi e ai diritti per rifugiati e migranti venezuelani.

A completamento di tali sforzi compiuti dagli Stati e al fine di rispondere alle esigenze di protezione, assistenza e integrazione di rifugiati e migranti venezuelani, ad aprile 2018 è stata istituita una Piattaforma regionale di coordinamento inter-agenzie (Regional Inter-Agency Coordination Platform), mentre lo scorso dicembre è stato lanciato un Piano Regionale di Risposta per rifugiati e migranti (Regional Refugee and Migrant Response Plan).

 

FINE

 

Il sondaggio è consultabile qui.

 

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