L’UNHCR esprime sconcerto per l’espulsione forzata dall’Ungheria di famiglie afgane richiedenti asilo

Pubblicato il 09 maggio 2019 alle 12:28

Le azioni compiute dall’Ungheria durante la notte del 7 maggio per costringere con la forza due famiglie afgane richiedenti asilo ad abbandonare il paese è una grave e palese violazione del diritto internazionale e dell’UE, ha dichiarato ieri l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Le due famiglie, quattro adulti e sette minori, detenuti dal mese di gennaio in una zona di transito al confine tra Ungheria e Serbia, sono state condotte a uno dei cancelli lungo la barriera al confine durante la notte di martedì 7 maggio. Le autorità hanno poi dato loro l’opzione di andare in Serbia o di tornare in Afghanistan con un volo organizzato da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

“Il modo in cui sono state trattate queste famiglie, inclusa la loro espulsione dal territorio ungherese senza che fosse fatto alcuno sforzo per considerare seriamente la loro richiesta di riconoscimento dello status di rifugiati, è estremamente deplorevole,” ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

“Questo caso evidenzia ancora una volta la nostra preoccupazione per quanto sta accadendo in Ungheria, dove i richiedenti asilo vengono respinti non sulla base delle loro richieste, ma a causa della legislazione ungherese per cui le loro domande sono automaticamente da considerarsi irricevibili.”

Secondo tale normativa, qualunque richiedente asilo che in precedenza sia stato in un paese che l’Ungheria considera sicuro – nel caso di queste famiglie, la Serbia – può essere respinto senza che valgano le garanzie previste dal diritto dell’Unione Europea.

Il 6 maggio l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati si è appellata alle autorità ungheresi per evitare l’espulsione dopo avere appreso che le famiglie sarebbero state espulse verso l’Afghanistan. L’UNHCR ribadisce ora il suo appello all’Ungheria affinché si astenga da ogni tentativo di rimandare le persone nei loro paesi di origine o di espellerle dal proprio territorio senza aver prima valutato adeguatamente le loro richieste di asilo.

L’espulsione è avvenuta sotto gli occhi di membri dell’UNHCR in Ungheria, che non hanno accesso alla zona di transito in cui le famiglie si trovavano prima di essere espulse. Il personale dell’UNHCR ha così avvertito i colleghi presenti in Serbia, che a loro volta hanno informato le autorità serbe dell’arrivo delle famiglie afgane.

Le autorità serbe hanno fornito alloggio alle famiglie in un centro di accoglienza cui l’UNHCR e i suoi partner hanno accesso e dove forniscono servizi di consulenza. Le famiglie hanno informato l’UNHCR del fatto che le autorità ungheresi hanno lasciato gli adulti senza cibo per cinque giorni, confermando quanto già riportato in precedenza relativamente al fatto che ai richiedenti asilo respinti nella zona di transito non viene dato da mangiare. L’UNHCR esorta il governo ungherese a garantire che tutti i richiedenti asilo tenuti in custodia ricevano cibo, in conformità con le leggi in materia di diritti umani e gli obblighi giuridici del paese.

Una terza famiglia afgana, composta da una madre e dai suoi quattro figli, è ancora nella zona di transito poiché la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso un’ingiunzione che ne impedisce l’espulsione.

L’UNHCR rimane preoccupato per il destino dei membri di questa famiglia, che fanno parte di un gruppo di circa 40 persone, tra cui vi sono cittadini iracheni e iraniani, detenuti nell’area di pre-espulsione della zona di transito e che rischiano di essere rimandati nei loro paesi di origine o di essere costretti a tornare in Serbia.

Di fronte a tale situazione, l’UNHCR ha invitato Frontex a non sostenere l’Ungheria nell’esecuzione delle sue decisioni relative al rimpatrio, non essendo in linea con il diritto internazionale e comunitario.

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