UNHCR: il suicidio di un richiedente asilo faccia riflettere sulle vulnerabilità

Pubblicato il 18 ottobre 2018 alle 12:35

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, esprime profondo dolore per la morte di Amadou Jawo, 22 anni, originario del Gambia, che si è tolto la vita a Castellaneta Marina.

Secondo l’associazione che lo seguiva, il giovane, che lavorava come bracciante agricolo, soffriva di un disagio psicologico.

La sua domanda d’asilo aveva avuto un esito negativo e aveva presentato un ricorso, pur essendo disponibile ad un rimpatrio assistito.

Il suo gesto estremo dovrebbe far riflettere sul carico di responsabilità e sofferenza che i giovani richiedenti asilo, siano essi uomini, donne o addirittura bambini, portano con sé dal momento della partenza dai Paesi di origine sino all’arrivo nei Paesi di accoglienza.

Spesso, pur non partendo per motivi di persecuzione, lasciano situazioni di povertà e disperazione, e intere comunità ripongono in loro la speranza di un futuro migliore.

E’ molto frequente poi che il senso di colpa per non essere riusciti a soddisfare le aspettative sia troppo pesante e divenga impossibile pensare ad un ritorno sereno, nonostante la possibilità di usufruire di formule di rimpatrio assistito.

Per tale motivo, l’UNHCR sottolinea la necessità di garantire ai richiedenti asilo l’effettivo accesso ai servizi essenziali, incluse le misure di supporto psico-sociale.